Anche oggi tre morti sul lavoro, nel silenzio di tutti

Pubblicato il da camilliadi

Tre lavoratori uccisi dall’assenza di norme sulla sicurezza e uno gravemente ferito. E’ questo il bilancio drammatico della giornata di oggi mentre il governo vuole aggirare l’articolo 18 e il Quirinale smentisce ogni decisione in merito pubblico l'articolo di Vittorio Bonanni pubblicato su contro la crisi.org e che condivido in toto.:
Bisogna dire che quello che colpisce di più sono le poche, stringatissime righe con le quali le agenzie danno notizia della morte di chi sta semplicemente facendo il proprio lavoro, niente di più niente di meno. Ben quattro tragedie si sono consumate nella mattinata di oggi, rese note nelle prime ore del pomeriggio: si comincia intorno alle 11 a Pomezia all’interno di un’azienda serigrafica, l’Edigraf, di via Honduras. Un operaio italiano di 42 anni ha perso la vita cadendo da un’altezza di circa 8 metri perché la scala su cui era salito nel tentativo di riparare un palo dell’illuminazione ha ceduto improvvisamente. L’uomo è deceduto sul colpo. Non è stata invece resa nota l’ora della morte, comunque nella mattinata, di un giovane lavoratore di 27 anni ucciso dall’alta tensione mentre stava effettuando la manutenzione sulla linea elettrica della tratta ferroviaria Torino-Milano nella stazione Livorno Ferraris in provincia di Vercelli. Ed è sempre di 27 anni l’età di Sebastiano Marruso di San Cipriano d’Aversa (Caserta), morto mentre stava manovrando una gru. Ad un certo punto un tubo della pressione idraulica si è rotto e un pezzo gli è caduto in testa, uccidendolo sul colpo. E’ grave invece il lavoratore travolto intorno alle 11,30 dal crollo di una struttura portante di un prefabbricato mentre stava lavorando in un cantiere di via Kennedy a Cesano Boscone, nell’hinterland milanese. L’uomo è stato letteralmente schiacciato, sia pure in modo parziale, da un carico di circa cinquecento chili, ed è stato subito trasportato all’ospedale di Niguarda. In un primo momento si è creduto che i lavoratori coinvolti fossero due poi fortunatamente la smentita. Si continua così a morire perché quelle leggi che dovrebbero garantire la sicurezza di chi lavora vengono o disattese o, come è successo con il testo unico sulla sicurezza del vecchio governo Prodi, cancellate aprendo così varchi enormi a chi vuole risparmiare proprio su un capitolo così importante. E non aiutano certo i tentativi continui di modificare o cancellare l’articolo 18. Oggi un operaio che si rifiuti di lavorare in un contesto pericoloso fatto di inosservanze delle norme sulla sicurezza rischia sì il licenziamento ma ha anche la garanzia di essere reintegrato dal magistrato. Se passasse il disegno governativo non ci sarebbe alcun magistrato a reintegrare il lavoratore che a quel punto dovrebbe fare ricorso ad un arbitrato composto da elementi dell’impresa e del sindacato. Una strada tortuosa che non aiuta certo chi vuole mettere la parole fine a questo lungo e triste elenco di morti, ridotto recentemente solo perché la crisi produce disoccupazione. Insomma l’alternativa è tra lavorare e forse morire, o restare a casa senza alcuna prospettiva
.
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post